sabato 2 ottobre 2010

"Attentato" a Maurizio Belpietro: ecco a voi tutte le stranezze del caso.

[12 aprile 2011: è finita, l'attentato era una bufala!]

Gli investigatori parlano di un vero e proprio "rompicapo": dell'uomo che avrebbe tentato di uccidere il Direttore di Libero Maurizio Belpietro si sa poco e nulla. Un fantasma. Nonostante questo, la legione papale si è mossa immediatamente, quel killer è stato armato da Gianfranco Fini, da Antonio Di Pietro, anzi da Facebook, dai Blogger, no!, dai grillini, e pure dal Popolo Viola, Travaglio e Lisa Simpson. Quella roba lì insomma. Dinamiche che vanno sfruttate nel brevissimo periodo, a prescindere da verità, falsità e riscontri esaustivi. Via subito ai mandanti morali, ai generatori d'odio, è il ritorno agli anni di piombo, scrive Pansa. Vabbè, vedremo. Intanto mi sono permesso di raccogliere tutte le curiosità del caso: sapete, quando si ha a che fare con una certa parte politica e giornalistica è sempre meglio andarci cauti. Tra cimicioni-farsa, auto-minacce, allarmi-falsi, pseudo-bombe ed interviste-pacco, laddove si continua a mischiare verità e menzogna, violenza informativa e "Betulla" recidiva, beh, la prudenza è d'obbligo. No, nessuna strana teoria complottistica, sono felicissimo che nessuno si sia fatto male ed aspetto con interesse i risultati dell'inchiesta. Nell'attesa ragiono sui fatti. Ecco tutte le stranezze sull'"attentato" alla vita di Maurizio Belpietro.
  1. Il capo-scorta accompagna Belpietro a casa, lo saluta dal pianerottolo del 5° piano. Dopo anni di routine, l'agente decide di non prendere l'ascensore, ma di scendere per le scale. Per potersi fumare una sigaretta, dice. Sarà proprio questa provvidenziale casualità a farlo imbattere nel malintenzionato, prima che questi possa bussare alla porta del Direttore.
  2. L'attentatore prova immediatamente ad uccidere l'agente, sparandogli "in faccia" da una distanza ravvicinata. La pistola però s'inceppa, fa "click", poi il killer scappa. Un'altra provvidenziale casualità. La seconda.
  3. La pistola viene descritta dal miracolato come una "Beretta", quindi una semiautomatica. Arma affidabilissima, scelta come arma ufficiale da molti eserciti del mondo, compreso quello italiano. Da quello che ho capito non è possibile che questo tipo di arma vada a vuoto nel modo descritto dal capo-scorta ("click" più inceppamento, al primo colpo). Allora un proiettile difettoso? Forse, ma le probabilità rimangono remote.
  4. Spunta anche l'ipotesi pistola-giocattolo, ma i media vicini al Premier sono gli unici a non prenderla nemmeno in considerazione: non ne fanno cenno.
  5. La reazione dell'attentatore alla vista del capo-scorta (sparo in faccia) appare eccessiva, immotivata. Il poliziotto era vestito in borghese, perché ucciderlo? Perché non provare a far finta di niente? E soprattutto, perché bruciare il vero obiettivo dell'attentato, perché bruciare l'intera operazione?
  6. E ancora: perché l'attentatore non aspetta l'uscita del poliziotto per agire - sarebbe bastato attendere qualche minuto - magari servendosi di un complice, come sempre avviene in questi casi?
  7. La reazione del capo-scorta: dopo aver visto la morte in faccia (una Beretta puntata "ad un millimetro" dal volto, che fa "click") si getta a terra, o dietro un angolo, poi fa fuoco mirando al killer in fuga. Due colpi, quindi si alza, insegue giù per le scale l'attentatore - un paio di rampe - e spara una terza volta. Poi risale da Belpietro, per vedere che tutto sia apposto. Nessun colpo giunge a segno, non c'è sangue dell'attentatore per le scale. La sezione balistica della Questura di Milano ha indagato sulla traiettoria dei proiettili esplosi, per capirne di più. Inizialmente si era parlato di "3 colpi in aria", sparati con il semplice obiettivo di dissuadere il malintenzionato. Troppi lati oscuri in queste ricostruzioni.
  8. Gli agenti di scorta sono figure molto preparate, che devono saper fronteggiare qualsiasi situazione di pericolo. In questo caso il poliziotto - che si è fatto cogliere di sorpresa - ha sì messo in fuga l'attentatore, ma non è riuscito a colpirlo da una distanza ravvicinata ed in uno spazio ristretto, dopo aver subito un tentato omicidio. Inoltre non è prudente (consentito?) tenere le mani occupate con una sigaretta (o altro) a pochi metri dalla abitazione della persona protetta, la bonifica va fatta con cura ed attenzione anche in uscita.
  9. Sono attimi concitati, fuori è notte, la luce fioca delle scale, a rischio la vita, il criminale in fuga. Tutto avviene in un lampo, ma il capo scorta riesce a distinguere con precisione il tipo di pistola, il volto, l'età, il naso, la carnagione, le pupille, la corporatura, le scarpe, i capelli ingellati e l'abbigliamento del fuggitivo: prima si parla di un uomo vestito da finanziere, poi le ore passano e si scopre che quel tizio aveva i pantaloni di una tuta "tipo adidas", bianca con righe nere, ed una camicia "grigio-verde con mostrine" che potrebbe ricordare una pettorina della Gdf. Siamo passati da killer professionista sapientemente travestito da finanziere per fregare Belpietro a semplice sgherro di periferia, conciato con qualcosa di verde.
  10. Sono circa le 23, e quegli spari improvvisi fanno sobbalzare tutti gli abitanti dell'edificio. In molti si precipitano a vedere cosa sia successo: ma nessuno nota l'attentatore in fuga, costretto a farsi un bel numero di rampe di scale. Un condomino ricorda di aver aperto la porta di casa per comprendere l'origine del trambusto, e di essere stato invitato a richiuderla su "perentoria segnalazione" dell'agente.
  11. Il racconto di Maurizio Belpietro: a Repubblica afferma di essere entrato in casa e di aver lasciato la porta socchiusa, di aver sentito gli spari, di essersi girato ed aver visto l'agente proteggersi dietro un angolo, per poi rispondere al fuoco. Alla maggior parte dei media che lo hanno intervistato dichiara qualcosa di diverso: e cioè di aver chiuso la porta di casa alle proprie spalle, una volta entrato, e di aver sentito solo in un secondo momento gli spari. Una contraddizione.
  12. In molti già ciarlano di odio, terrorismo e anni di piombo - apocalittico il tono dei vari Pansa, Feltri, Zurlo, Vespa, Sechi, Farina, Maroni, Capezzone, Cicchitto e tanti altri - ma il fallito attentato non è stato ancora rivendicato.
  13. 3 ottobre: la scientifica analizza scale e garage, nessuna traccia dell'attentatore. Pure le possibili vie di fuga, tra cespugli, siepi e mura alte 2 metri da scavalcare, appaiono immacolate. Quasi impossibile non lasciare segni del proprio passaggio, durante una galoppata del genere.
  14. Un solo testimone. Per ora la ricostruzione dei fatti si basa unicamente sulle parole dell'agente coinvolto, tale Alessandro M., promosso agente scelto dopo aver sventato un altro possibile attentato, simile a questo. Era il 1995, e la vittima designata il procuratore D'Ambrosio. La dinamica ricorda molto quella del caso-Belpietro: anche allora A.M. mise in fuga l'attentatore, ma non riuscì a catturarlo o a colpirlo. Nessun testimone, oltre ad A.M., vide quella scena. Ed i responsabili del tentato omicidio non furono mai individuati. Pensate, è lo stesso D'Ambrosio, in queste ore, ad affermare quanto segue: "Mi sembrò strano quell’attentato, in una terribile giornata di pioggia. A. mi disse di non scendere, mi affacciai e vidi soltanto un uomo che parlava con una donna all'interno dell'asilo. Una volta in strada A., bagnato fradicio e in stato di alterazione, mi spiegò che aveva inseguito una persona dentro l’asilo, un uomo armato di fucile che poi aveva saltato un muro ed era scappato su una moto guidata da un complice. L’indagine non approdò poi a nulla. Sinceramente non ci ho mai creduto molto".
  15. L'attentatore fugge molto probabilmente dall'uscita secondaria, che dà su Corso Borgonovo (quella principale è presidiata da un agente). D'obbligo quindi imbattersi nella relativa telecamera, o nel custode, che abita proprio lì. Ma nessuno ha notato niente, né l'occhio umano, né quello bionico. Pensate, il custode all'ora X si trovava proprio nel cortile indicato da tutti come unica possibile via di fuga: e da lì non è passata anima viva. Stesso discorso per il portiere di casa-Belpietro: visto o sentito niente. Da dove sia fuggito l'attentatore, rimane un mistero. Da dove sia entrato, pure: nessun condomino ha segnalato agli inquirenti niente di strano.
  16. Casa-Belpietro è situata in pieno centro a Milano - vicino allo show room di Armani - ed è circondata da telecamere di ogni genere. Se qualcuno fosse davvero entrato o uscito da quel palazzo, risulterebbe chiaramente dai video: soprattutto a quell'ora di sera, quando la zona è particolarmente calma ed un uomo che corre all'impazzata non potrebbe passare inosservato. Ma gli investigatori hanno già controllato tutte le registrazioni, e vagliato telecamere fino a 4 isolati di distanza: per ora niente.
  17. Gli investigatori hanno deciso di riascoltare il capo-scorta: nella sua ricostruzione ci sarebbero alcune "incongruenze" (Tg La7). In tutta questa vicenda l'unico a non avere dubbi è Maurizio Belpietro, presente in tutte le trasmissioni possibili immaginabili e perfettamente a suo agio nel ruolo di "Roberto Saviano".
  18. Oddio, in realtà un colpevole c'è già. Visti gli scarsi risultati dell'inchiesta - e non credo per demerito degli investigatori - Maurizio Gasparri ha cominciato a seminare infamie sul conto del Procuratore che si occupa inizialmente del caso, quell'Armando Spataro che ha speso una vita intera a combattere ogni tipo di criminalità organizzata, da quella mafiosa a quella terroristica: "Bisogna togliere l'indagine a Spataro, ed affidarla ad un altro Pm, imparziale ed autorevole: Spataro non lo è". Ho come l'impressione che agli amici di Belpietro comincino a tremare un pochino le gambe, in fondo si sono esposti parecchio, nelle ultime ore. Hanno utilizzato pochi condizionali e troppi imperativi, strumentalizzando un caso clamorosamente incerto per scagliarsi su oppositori e libera informazione. Speriamo che la giustizia faccia velocemente il proprio corso: non vorrei che a qualcuno venisse in mente di cominciare a fabbricarsele, queste benedette prove.
  19. 4 ottobre: a soli 3 giorni dall'attentato, la notizia scompare dal Giornale (Libero non esce il lunedì). Nada, nemmeno un trafiletto. Stessa cosa per tutti i media vicini al Presidente del Consiglio: come se non fosse successo niente. Ma scusate, non erano tornati gli Anni di Piombo?
  20. 5 ottobre: l'Antiterrorismo non si occupa più del caso, crolla così l'ipotesi "politica", non è opera di un "gruppo di fuoco organizzato". Inoltre, proprio oggi nella sede romana di Adnkronos è giunta una lettera firmata "Brigate Rosse", con cui gli autori prendono le distanze dal caso. Nel frattempo, siccome i risultati investigativi non portano a nulla di concreto, i soliti media danno grande enfasi ad una "lettera di insulti" pervenuta al direttore di Libero (che nulla ha a che fare con il presunto attentato), nonché al solito gruppo facebook con 4 iscritti titolato "Kill Belpietro".
  21. 5 ottobre: i giornalisti di Libero non nutrono dubbi sull'accaduto, ma le argomentazioni su cui fondano le loro certezze appaiono sempre più deboli, ed inconsistenti. Una telefonata del capo-scorta al proprio collega fatta durante l'inseguimento dovrebbe dimostrare la buona fede dell'agente, e smontare "ogni tesi dietrologica". Aria fritta.
  22. 5 ottobre: oh-oh ... ma sentite che scrive il Corriere della Sera di oggi, in un trafiletto imboscato a pagina 27: "Gli investigatori non pensano a un'azione studiata da qualche gruppo armato. «Potrebbe essere un Tartaglia armato», dice un detective. Anche se tra i poliziotti circola uno strano convincimento: che l’agente di tutela del direttore di “Libero” si sia inventato tutto»".
  23. 6 ottobre: gli inquirenti terminano la simulazione dell'attentato, impossibile che l'attentatore abbia superato il binomio "muro" + "siepe" senza spostare nemmeno una foglia. Il Killer si sarà volatilizzato? Mah! Sta di fatto che in mancanza di prove Libero ed Il Giornale continuano a prendersela con Facebook, vero mandante dell'operazione. Ah, dimenticavo: il capo-scorta ha "aggiornato" la propria versione con nuovi "piccoli particolari". Ora la tuta del killer non è più bianca, ma scura.
  24. 7 ottobre: la vicenda riscompare dai media. Ad una settimana dall'accaduto nessun riscontro, nessuna traccia. Alcuni giornalisti cominciano a calcare sul "presunto" attentato, ma se ne parla poco. Claudia Fusani de L'Unità intervista un funzionario di polizia che conosce molto bene il capo-scorta di Belpietro. E' imbarazzato: il racconto del collega gli sembra macchiato da alcune "discrasie", cioè da "incongruenze, passaggi che non tornano".
  25. 8 ottobre: anche Anno Zero conferma i nostri dubbi, con una ricostruzione video. Belpietro è ospite in trasmissione, ma continua a negare le tante anomalie del caso: le sue sono argomentazioni imbarazzanti. Com'è imbarazzante ed offensiva la prima pagina di Libero del giorno dopo: "Scusate se sono vivo". Sul quotidiano della famiglia Angelucci invece che attendere l'esito delle indagini ed ammettere la carenza di riscontri, difendono con le unghie la ricostruzione dell'agente, trincerandosi dietro "prove definitive" che risultano oggettivamente ridicole.
  26. 12 ottobre: ancora niente, tranne le parole di Belpietro: "Mi sento sempre più prigioniero politico".
  27. 13 ottobre: clamoroso. A manco 2 settimane dal misterioso "attentato" del 30 settembre, la Questura avrebbe deciso di ridurre la scorta a Maurizio Belpietro, e riportarla a "livelli standard". Era stata raddoppiata, ora verrà dimezzata. Ma come, ma non eravamo immersi in un clima di terrore e mandanti morali e nostalgici degli anni di piombo? E il guru Pansa? E l'apocalisse violenta descritta da politici e giornalisti? Mah! Sta di fatto che è stato trasferito ad altro incarico pure l'agente Alessandro M., storico capo-scorta di Belpietro ed unico testimone del mancato attentato. Beh, direte voi, di tutto questo ne avranno parlato anche quelli di Libero, giusto? Così, per tranquillizzare gli animi dopo tanti eccessi ... Macché, nemmeno una riga. Preferiscono dedicarsi alle dichiarazioni di Beppe Grillo, per poter fare le vittime, ancora un po', finché dura.
  28. 20 ottobre: tutto tace. L'amica Camilla mi segnala che un commento di questo post è stato ripreso da Feltri, su Panorama, confondendo peraltro il nome del commentatore. Vabbè. La tesi sostenuta dal Direttore? I giornalisti berlusconiani vivono nel pericolo, non meritano il nostro rispetto, ma solo il "dileggio", e magari pure un bel proiettile conficcato in testa. Follia pura, quella di Feltri. Menzogna. Almeno per quel che ci riguarda, non hanno nulla a cui aggrapparsi, perché non abbiamo utilizzato toni violenti, perché non ci siamo rammaricati del "mancato" attentato a Belpietro - tutt'altro, e Belpietro lo sa, abbiamo pure avuto un civilissimo scambio di battute - perché qui non c'è spazio per istigazione o dietrologia o complottismo, ma solo per fatti, ragionamenti, interrogativi. E prezioso dibattito.
  29. ... 30 novembre. A più di un mese esatto di indagini serrate - antiterrorismo più digos - siamo giunti a questo: zero tracce, zero prove, zero nuove testimonianze, zero impronte, zero riscontri. Fate voi.
  30. 28 dicembre. Dopo 3 mesi di silenzio, forse, ecco la svolta. L'attentato sarebbe una bufala, una montatura, frutto dei deliri del Capo Scorta. I Pm di Milano - per queste invenzioni - sarebbero pronti ad incriminare l'agente. A rivelarlo è il quotidiano Il Giornale. E ho detto tutto.
  31. 12 aprile 2011. C'avevamo visto giusto, prima di tutti, e con il vostro aiuto abbiamo rilevato e messo per iscritto le tante anomalie del caso-Belpietro. Non c'è stato nessun attentato. L'attentato a Maurizio Belpietro era una bufala.