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La frase del momento.

Silvio Berlusconi lancia il nuovo sito web del Pdl:
Questo portale sarà un alleato prezioso nella nostra battaglia per la libertà ... e anche qui riusciremo a far vincere l'amore sull'invidia e sull'odio. Il sito è accessibile anche da cellulare e Ai Pöath ... (iPad)
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Senza il vostro supporto questo blog non dura, grazie a tutti [info]

sabato 31 luglio 2010


Ecco il vero motivo della rottura tra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi.


Non facciamoci troppe pippe etiche, o democratiche. Certo, per carità, bellissime le parole del Presidente della Camera sulla Legalità, i Diritti, e tutto il resto, ma Gianfranco Fini ha rotto con il Pdl per il Potere, perché è stato tradito, e a causa di questo tradimento, lui, nel Pdl non contava più nulla.

15 aprile 2010. Tre mesi e mezzo fa. Drammatico incontro tra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi. Salotto di rappresentanza del Presidente della Camera, Montecitorio. C'è Gianni Letta, e qualcun altro. Qui si consuma la vera rottura tra i 2 leader Pdl. Lo racconta Bruno Vespa nel suo ultimo libro, uscito da un paio di mesi nelle librerie (presto alcune chicche!) e quindi di molto precedente all'epilogo di due giorni fa. Il clima nella stanza è incendiario, e quella bottiglia di Champagne stappata per i 75 anni del Sottosegretario Letta non migliora la situazione. Fini prende la parola, e sputa subito il rospo:

Ero titolare di una piccola azienda, che gestivo in assoluta autonomia e libertà e che aveva un fatturato sicuro. Un'azienda non grande come la tua, caro Silvio, ma di grande dignità e sulla quale avevo investito tutta la mia vita. Questa azienda si occupava di politica ...ed in tempo di grandi fusioni ho pensato che fosse utile conferire questa piccola azienda a una più grande e l'ho fatto, mai immaginando che le cose sarebbero finite così. L'ho conferita pensando che dalla fusione potesse derivare una mia presenza politica più forte. Le cose sono invece andate diversamente, al punto che rischio ormai di perdere sia il vecchio fatturato sia la mia dignità, alla quale per nessuna ragione intendo rinunciare. La sostanza è che mi trovo emarginato, non conto più niente, e io non posso accettare una tale situazione ... non rinnego l'alleanza con te, non faccio ribaltoni, ho sempre condannato chi li ha fatti, ma rivendico la mia libertà, e se questa non può esistere nei gruppi parlamentari attuali, vorrà dire che ne costituisco di miei.

Berlusconi ascolta in silenzio - a parte "qualche sporadica interruzione" - ma poi sbotta, attacca con quella del "ma perché mi fai sempre il controcanto? ... c'è tempo e modo di chiarirsi nelle sedi opportune, se ti senti emarginato nella posizione di presidente della Camera, vieni a fare il presidente del Pdl". E' a questo punto che Fini rivela, a mio avviso, la chiave di tutta la vicenda:

Le cose stanno in maniera molto diversa rispetto a quando il partito è nato, il 30% che fu assegnato ad An contro il 70% assegnato a Forza Italia non esiste più. Io non mi sento rappresentato dai miei, perché tu li hai comperati.

"Ma che dici", tuona un Berlusconi innervosito, ma Fini taglia subito corto, non ha voglia di farsi prendere in giro, per la prima volta ecco alterarsi il tono della sua voce:

Pensi forse che Gasparri mi rappresenti?.

Potrebbe bastare, ma a mio avviso vanno riportate anche le parole che il finiano Italo Bocchino ha confidato a Bruno Vespa, sempre sul tema, alcuni mesi fa. Perfette, per comprendere la situazione:

All'inizio questo ruolo gli piaceva, perché gli consentiva di regnare senza essere invischiato nei meccanismi quotidiani di governo. Ma salendo alla Presidenza di Montecitorio ha abdicato completamente al suo ruolo politico. Aveva detto ai Colonnelli: occupatevi voi del partito, poi pensiamo tutti insieme al futuro. Salvo poi accorgersi che i Colonnelli, lasciati liberi, si erano messi in proprio, com'è naturale che accada ... Quando stavano tutti dentro An, lui poteva anche tenerli a distanza, ma sempre da lui dovevano tornare, perché restava l'elemento principale di raccolta del consenso ... appena il capo è diventato Berlusconi e il consenso lo garantiva lui, quelli non avevano più bisogno di Fini. E quando Gianfranco se ne è accorto, era già tardi.

Direi che possiamo chiuderla qui. Gianfranco Fini non si è ribellato perché schifato dall'uso violento, e personale che il Premier ha continuato a fare dello Stato anche in questa legislatura - 16 anni di convivenza, o connivenza ne sono la prova schiacciante - ma perché Gianfranco Fini si è sentito in trappola, schiacciato, ridimensionato, tagliato fuori, mentre Tremonti e Bossi continuavano a crescere, tradito pure dai suoi Colonnelli, piacevolmente inghiottiti dalle fauci papali, in quel partito che avrebbe dovuto essere il suo palcoscenico, presente e futuro, e che invece lo ha improvvisamente messo da parte, innescando in lui quel geniale meccanismo difensivo a cui abbiamo assistito in questi mesi. Geniale, naturalmente, anche nel cavalcare quei princìpi propri di ogni destra occidentale che si rispetti (un bene per il Paese, sia chiaro), e che solo in Italia continuano ad apparire come insana utopia, princìpi che magari Fini sente davvero suoi, nessuno lo mette in discussione, ma che fanno solamente da gradevole decorazione, a quel peccato originale chiamato potere.


Voi lo sapevate che ...

Voi lo sapevate che i Parlamentari Leghisti - li riconoscete perché oramai comunicano solo con l'innalzamento del dito medio - sono quelli che "hanno conosciuto i più forti incrementi del loro reddito una volta eletti in Parlamento"? Eh sì, avete capito bene, primi in assoluto, nessuno come loro, e con ampio margine. Se l'aumento di reddito medio, tenendo conto di tutti i gruppi parlamentari, dal Pdl ad Idv, è di circa il 70-80%, quello dei Leghisti arriva a sfiorare la quota-bomba del 200%. Tra un "Roma ladrona" e l'altro, s'intende.

venerdì 30 luglio 2010


The Family Man.


Non riesco a capire se questo è il Bondi Poeta, il Bondi del Family Day o magari, ecco, il Bondi del Partito dell'Amore.
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giovedì 29 luglio 2010


Hey, io scherzavo quando dicevo che stasera cadeva il Governo ...



E' finita. Stavolta davvero. Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha deciso: con Gianfranco Fini ha chiuso. Questo il documento appena prodotto dall'Ufficio di Presidenza Pdl, durissimo nei confronti di Fini e dei dissidenti Bocchino, Briguglio e Granata. Vanno cacciati, via, non so come, e sarà bello vedere quali strumenti adotteranno, ma vanno cacciati. E cosa incredibile, vorrebbero persino epurare l'ex leader di Alleanza Nazionale dalla Presidenza della Camera. Immediata, brutale la risposta dei finiani: in 34 hanno firmato le dimissioni dal Popolo delle Libertà, e messo il loro futuro nelle mani di Gianfranco Fini, che deciderà entro pochissime ore. Non che me lo stia auspicando (pensate come siamo messi), ma questo come sapete potrebbe significare qualcosa di molto grosso, e cioè la fine dei giochi. Ve lo dicevo di non prendere impegni, per stasera.


Non prendete impegni per stasera. Che magari cade il Governo.


Siamo alla resa dei conti. Dicono. Ore 19.00, stasera. Ufficio di Presidenza Pdl. Fini ed i Finiani, dentro o fuori. In quel vertice, può accadere di tutto.

Gianfranco Fini
ha appena chiesto al Cavaliere di deporre le armi. Un no secco, la risposta del Premier, oramai è tardi, la tua è una trappola. Il Santo Papi non perdona. L'espulsione è proprio lì, a poche ore di distanza, sarebbe già pronto un documento di "censura politica", così lo chiamano: Fini, Bocchino, Granata, Briguglio, ora basta, quelle teste devono cadere. C'è chi parla di campagna acquisti - "Fini è finito, ora comprerò tutti i suoi uomini", sbottava il Premier ad aprile - chi di imminenti elezioni anticipate, Berlusconi si è insomma deciso, la metastasi va asportata, con qualunque mezzo. Sia chiaro, può pure finire tutto a tarallucci e vino (probabile), ma sta di fatto che l'apparato mediatico papale è scatenato, affila i bisturi, prepara lacci emostatici e disinfettante e morfina base, quello di Feltri e Belpietro (e non solo) è un attacco simultaneo: si va dai calzoncini corti di Italo Bocchino ai cognati di Gianfranco Fini passando per traditor Granata, se serve con l'aiuto postumo di Oriana Fallaci e di Giorgio Almirante, pagine e pagine di delegittimazione sistemica perfetta per frollare dinnanzi all'opinione pubblica le decisioni del Partito, che potrebbero essere pesantissime. Le reazioni all'epurazione di chi chiede legalità e democrazia all'interno del Pdl, anche se a scoppio ritardato, potrebbero essere ... beh, fate voi, da qui il martellamento giornalistico degli ultimi giorni.

In ogni caso ci siamo. Il Parlamentare Pdl Giuseppe Ciarrapico non ha dubbi sulla determinazione del Cavaliere, e ai giornalisti di Libero rivela: "Stavolta Berlusconi sta a cazzo dritto" (cito testualmente), non farà sopravvissuti. "Ci sono rimasto malissimo quando ho scoperto che Bocchino era un deputato e non un punto del nostro programma", scherza a poca distanza il Cavaliere, questo per dirvi del clima che si respira in Transatlantico.

In realtà potrebbe essere molto ma molto difficile cacciare i dissidenti finiani, ed in particolare l'ex leader di An, essendo uno dei fondatori del Pdl. Fini compare in quell'atto notarile firmato il 27 febbraio 2008, assieme ad altri 9 nomi, tra cui spiccano Berlusconi, Bondi e Verdini. E stando alle parole di un notiaio interpellato da Libero, quello statuto non prevede "né il recesso, né l'esclusione", "in soldoni nessuno può cacciare nessuno". Ma sappiamo bene di chi stiamo parlando, di uno che ha stracciato senza troppi problemi l'articolo 3 della Costituzione Italiana, pur di trincerarsi in impunità, e diosolosa cosa potrebbe fare con lo statuto del proprio Partito. Ore diciannove.
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Update: è andata a finire che Berlusconi ha fatto così (qui il documento ufficiale), e poi Fini il giorno dopo ha risposto così.


Ufficiale: Vittorio Feltri accetta la sfida di Grillo.


Anche Grillo chiede soldi allo Stato, scrive Il Giornale del 27 luglio. Menzogne, rispondono i diretti interessati del Movimento 5 Stelle Bologna. E nemmeno Beppe le manda a dire, è furioso, e ieri intervistato dal Fatto Quotidiano ...

Siamo l’unico movimento politico diverso che non utilizza una sola lira di contributi. Sarà per questo che il Giornale inventa scoop per infangarci? Se Feltri non rettificherà le balle del suo giornale voglio incontrarlo. Incontrarlo fisicamente, intendo.
Sempre che non abbia paura…


Bene, Vittorio Feltri ha immediatamente accettato la sfida, con un messaggio apparso in prima pagina del Giornale di oggi (sotto). Già. Ci sarà la battaglia. A questo punto resta solo una cosa da capire: ... voi su chi puntate? Grillo probabilmente è messo meglio dal punto di vista fisico, ma Feltri è più scaltro. Io mi guarderei le spalle, potrebbe esserci Sallusti, dietro l'angolo.

mercoledì 28 luglio 2010


Ad un certo punto, tutto nero.

Tutto nero. Ad un certo punto, tutto nero. Non c'ho visto più nulla. Un blackout mediatico, anzi, informativo, pure un po' cardiaco, a dire il vero. Mi hanno preso alla sprovvista, maledetti, all'ora di cena, con la forchetta in bocca. Non so bene cosa sia successo. Ricordo che il televisore era acceso, forse un tiggì, e poi il vuoto. Non so dirvi per quanto sia durato. Non troppo, questione di secondi, forse un minuto, ma in quel breve lasso di tempo ricordo la botta papale, Ferrara, Tg1, Minzolini, bang!, la P2, che non è niente, la P3, ladri di polli, bang!, bang!, tutto condensato in un attimo, e gli Squagliaquazzina, non chiedetemi perché, ma sugli Squagliaquazzina sono crollato.



[Servizio tratto dal Tg1 delle 20.00 del 28 luglio 2010]


Che poi Saviano fa rima con Provenzano.


[Da Libero di oggi, su 'sta cosa qui]

martedì 27 luglio 2010


Il Senatore Marcello Dell'Utri oggi ha mentito al Paese: ecco le prove.



"... Io ho fatto un'esperienza negativa a Palermo 15 anni fa quando da imputato sprovveduto ho parlato per 18 ore, 9 una volta e 9 l'altra ... e sono stato rinviato a giudizio sulle mie dichiarazioni, un'esperienza che non posso dimenticare".

E' per questo motivo che oggi il Senatore Marcello Dell'Utri, davanti ai procuratori che indagano sulla connection P3, si è avvalso della facoltà di non rispondere. In perfetto stile papale, come a dirci, beh, quello fu un errore mio, non c'erano altri elementi a mio carico, caddi in qualche contraddizioncina, straparlai, che ci volete fare, ma non mi fregano più quei mascalzoni.

Diciamo che è una versione che si discosta leggermente dal reale. Palermo, 26 giugno 1996, Marcello Dell'Utri è indagato per Concorso Esterno in Associazione Mafiosa, il primo interrogatorio dura 11 ore [La Licata, La Stampa], un muro violento fatto di silenzi e di grida, quello del braccio destro di Silvio Berlusconi. L'ipotesi accusatoria ha le sembianze di una "enciclopedia", dicono, una mole spaventosa di documenti, di indizi, di prove, di testimonianze. C'è Giancarlo Caselli, a guidare le danze. Secondo interrogatorio, 1 luglio 1996 [Lodato, L'Unità - La Licata, La Stampa]. Dieci ore e mezza, Dell'Utri appare soddisfatto, sottolinea persino la correttezza dei magistrati, "Credo di avere superato l'esame", dice ai giornalisti.

Ottobre 1996, ma quale "superato l'esame"? Non ci sono dubbi, il Processo si deve fare, la validità dell'impianto accusatorio è indiscutibile. Marcello Dell'Utri viene rinviato a giudizio, e non "sulle sue dichiarazioni", ma perché ci sono, ehm, le "dichiarazioni" di ben 17 pentiti di mafia, che con le loro parole lo legano stretto stretto all'organizzazione criminale Cosa Nostra. Non solo. Nelle mani dei magistrati i faldoni pesano come cemento: gli incontri e le amicizie di Dell'Utri con una serie impressionante di Boss Mafiosi, da Stefano Bontade a Tonino Cinà, l'ospitalità data a determinati latitanti in casa Berlusconi, il riciclaggio dei capitali di Riina e Calò, il legame storico con Vittorio Mangano, questo e molto altro nelle carte dell'accusa.

Oggi sappiamo che quel rinvio a giudizio irriso, e sminuito da Marcello Dell'Utri dinnanzi quei giornalisti lassù, è poi sfociato in due pesantissime Condanne per Concorso Esterno in Associazione Mafiosa, 9 anni in primo grado, 7 in secondo. Per Giudici e Pm c'è stato eccome, il sodalizio criminoso. Provati i suoi rapporti con la Cosa Nostra di Bontade, prima, e quella di Riina e Provenzano, più tardi, con motivazioni che fanno tremare le gambe - altroché "sulle mie dichiarazioni" - e le fanno tremare ancora di più se pensiamo che quest'uomo, a cui la politica fa schifo e che sta lì solo "per difendersi dai processi", è ancora un Senatore della Repubblica.


Mònapoli.

Che diamine, la battaglia della Sindaca Letizia Moratti è stata sacrosanta: ha mobilitato tutti i suoi cittadini, per l'onore, per la gloria, perchè Milano entrasse a far parte del nuovo gioco del Monopoli. E ce l'ha fatta, almeno così sembra.

Io a questo punto mi appello a tutti voi, affascinato da cotanta determinazione, perché anch'io voglio entrare a far parte del Monopoli, sì, avete capito bene, ci voglio entrare anch'io, assieme a tutti voi, da cittadino italiano. Un Monopoli italiano. Una versione fatta apposta per noi. Scriverò alla Hasbro, con la mia idea. Ci sto ancora lavorando, ma magari potremmo farlo assieme. Sentite un po' che ho in mente.

Le pedine intanto. Forme umane, questa volta: non più funghetti e fiaschetti, ma Silvio Berlusconi, Michela Vittoria Brambilla, Marcello Dell'Utri, Daniele Capezzone, Massimo D'Alema, Giulio Andreotti, Augusto Minzolini, un set espandibile con la crem de la crem della società italiana. Già vi piace, vero?

Poi. Il tabellone partirebbe dalle stradine di Corleone e finirebbe nei viali di Milano 2, passando per Arcore, e l'immancabile Villa Certosa. Io ci infilerei pure via del Fagutale, a Roma. Se nel gioco avete scelto di essere Claudio Scajola, e ci passate sopra, sarà vostro il diritto di edificare sborsando solo una piccola parte del dovuto, quanto vi va: ci penserà qualcun altro a saldare per voi. Se i giocatori si lamenteranno, potrete giustificare i vostri 180 metri quadri vista Colosseo dicendo che è "solo un mezzanino", e che non potreste "mai abitare in una casa pagata da altri". Funzionerà.

La banca. Qui la questione si fa un po' spinosa, l'unica certezza è che per i furbi le maglie si faranno molto larghe. Solo a Denis Verdini è preclusa la possibilità di svolgere tale funzione, ma potrà comunque organizzare incontri con gli altri giocatori e far parte di società segrete, in modo da pesare sulle decisioni del banchiere, che dovrebbe essere super partes ma in questa versione di Monopoli non lo sarà manco per niente. Inoltre il player che avrà scelto di essere il Premier partirà con un malloppo ben superiore rispetto a tutti gli altri. Questo creerà immediate discordie e brucianti invidie, e tutti vorranno essere Papi, perché tu sì e io no e via dicendo. Comunque, se vi chiederanno da dove viene quel maxibonus iniziale, avvaletevi "della facoltà di non rispondere", dite che nella realtà è andata così, e se sta bene in democrazia, starà bene anche in un gioco.

I soldi. Non solo banconote, ma favori di ogni tipo. Soprattutto donne, escort, trans, e tanta, tanta "mona". Da qui il nome provvisorio del gioco, "Monapoli". Non c'è dubbio, per certe pedine sarà la merce di scambio preferita, che le mazzette oramai sono belle che superate. Se qualcuno ha scelto di essere Guido Bertolaso, per dirne uno, riuscirete di certo a farvelo amico compiacendolo con l'offerta di massaggi per la cervicale in centri benessere di vostra proprietà (dovrete fare il segno delle virgolette con le dita). Questo agevolerà molto ogni vostra edile aspirazione. Occhio agli assegni, in linea di massima meglio i contanti. Se riuscirete a creare una piccola rete di offshore, che ne so, tipo una "Fininvest Group B - very discreet", potrete ottenere facilmente fondi neri con cui corrompere la banca e gli altri giocatori.

Le case, gli alberghi. Se passate per l'Aquila, lasciate perdere, ristrutturare non conviene. Fate delle newtown, con la scusa che sono meglio dei container strapperete affari d'oro, sparate prezzi al metro quadro da urlo, tanto c'è l'emergenza e potete fare un po' come cazzo vi pare. In certe zone d'Italia dovreste riuscire a costruire con cemento di scarsa qualità, questo vi farà risparmiare, provateci. Se siete Marcello Dell'Utri e volete riscuotere dei soldi da un altro giocatore, mandate un boss della mafia a cercare di convincerlo. Se ancora non paga, dite che voi avete avuto rapporti sia con la Cosa Nostra di Bontade, sia con quella di Riina e Provenzano, e che ci sono una sentenza di 1° grado ed una sentenza di 2° grado a dimostrarlo. Vedrete, quello pagherà.

Imprevisti e Probabilità. Qui ci si può sbizzarrire. Tipo. "Andate in Prigione direttamente e senza passare dal Via. Se siete Nicola Cosentino e siete accusati di Concorso Esterno in Associazione Camorristica, come non detto, il Parlamento non lo permetterà". Oppure. "David Mills sta per parlare: zittitelo con 600.000 euro". Oppure. "Anemone ha un regalo per voi: attico in via della Conciliazione". Oppure. "I vostri amici della P3 si sono appena incontrati: per voi un appalto eolico in Sardegna". Oppure. "Ora disponi di Vittorio Mangano: fagli mettere una bomba dove meglio credi".

Prigione. In questa versione del Monopoli finirci sarà quasi impossibile. Negli imprevisti e nelle probabilità troverete ogni via di fuga, naturalmente ispirati alla vita istituzionale del Paese. Deputati e senatori si immoleranno per voi, per tenervi lontani dalle sbarre, immunità multiple ed incrociate, che potrete pescare o trovare infilate tra una banconota e l'altra. Per i più abili ci sarà la possibilità di scalare i vertici del gioco, impossessarsi del banco istituzionale e crearsi apposite leggi ad personam, alzandosi in piedi e stracciando le regole davanti a tutti, che un po' si seccheranno ma poi vabbè, in fondo è solo un gioco.

Licenza Creative Commons
Monapoli (provvisorio, ironico) by Wil Nonleggerlo is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 3.0 Unported License. Based on a work at nonleggerlo.blogspot.com. Permissions beyond the scope of this license may be available at nonleggerlo@gmail.com.


Della serie, le ultime parole famose.



[Ministro della Giustizia Angelino Alfano, 21 luglio 2010]

Ehm, no, caro Ministro Alfano, di quell'inchiesta non era tutto proprio noto noto, come lei disse dinnanzi al Parlamento Italiano solo una manciata di giorni fa. Oddio, ora qualcosa di più noto in realtà c'è: il Sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo - nome già legato alla Massoneria Deviata P2 - è indagato per violazione della legge sulle società segrete, pesante sarebbe il suo coinvolgimento nella cosiddetta P3. Non è bello che un membro del Governo venga beccato in riunioni finalizzate al condizionamento di appalti, nomine istituzionali, decisioni di organi costituzionali.

Ah già dimenticavo, il Sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo è quello che si sta occupando personalmente del Ddl Intercettazioni, e quindi del "bavaglio" alla Rete, alla Magistratura e all'Informazione. E niente, siccome prima c'era la scusa del "non è nemmeno indagato" e ora quella scusa non vale più, siccome non stiamo parlando di pizze e fichi ma del Ministero della Giustizia, siccome 'sta inchiestuccia della P3 sta portando alla luce verità da brividi ottenute proprio grazie all'utilizzo delle intercettazioni telefoniche - ripeto, verità che riguardano lo stesso Sottosegretario - niente, mi sembrerebbe opportuno un bel "Adieu, scusate tutti, il mio è un conflitto di interessi spaventoso, levo immediatamente il disturbo e corro dai Magistrati a fare chiarezza".

lunedì 26 luglio 2010


Gianfranco, magari te lo rettifico tra 48 ore.




... Ma va da via el cul.





Non aprite pagina 9 di Repubblica.


La politica dia il buon esempio.
Diceva qualcuno.
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[Clicca sull'immagine, o qui, per poter visualizzare la versione integrale di pagina 9, da La Repubblica di oggi 26 luglio 2010]

domenica 25 luglio 2010


Esclusiva di Nonleggerlo: ecco i volti dei Probiviri Pdl.


Il 25 luglio 1943 il Gran Consiglio del Fascismo metteva in minoranza Benito Mussolini. Revocato ogni incarico, ecco l'arresto. Oggi, 25 luglio 2010, il Popolo delle Libertà pretende la testa di un proprio deputato, il finiano Fabio Granata. La stampa di regime esulta, "fuori uno", finalmente la "resa dei conti". Colpa intollerabile, quella di Granata: la richiesta di legalità, trasparenza, democrazia all'interno del Partito, dinamica assai significativa, non trovate?, nella ricorrenza di quel bel giorno di '67 anni fa.

La collera attanaglia i vertici Pdl, nubi nere pronte ad esplodere, sui cieli della Capitale. Lasci immediatamente il Partito, o sarà giudicato dai Probiviri, gridano i generali. Ma è mistero oscuro su chi siano, codesti Probiviri, corte giudicante il cui uso era previsto solo in caso di alto tradimento, e fin'ora la fedeltà dell'esercito papale non era mai stata messa in discussione, figuriamoci. Sappiamo che sono 9, forse, vivono arroccati sull'ottavo colle, figure mistiche, anzi, esoteriche, nessuno li ha mai visti. "Uomini onesti", questo ci dice il loro nome, dotati di innata autorità morale: ma nei vicoli romani si mormora, c'è chi dice abbiano le sembianze degli Efori, suggestioni cinematografiche che sfociano nel reale, antichi sacerdoti spartani, mostri viziosi, "più animali che uomini", Mathieu, Possa, Urbani, Sisto, Armosino, Tofoni, Cella, Gallo, Casale. I brividi, solo a pronunciarne i nomi.

sabato 24 luglio 2010


Riusciranno i nostri eroi.


Che dite miei prodi - scrivo con 3 travelgum infilate in bocca - ce la faremo a goderci lo "spettacolo" di vedere l'ottantacinquenne senatore del Partito Democratico Umberto Veronesi, già gran cultore del salubre inceneritore, alla guida dell'Agenzia per la Sicurezza sul Nucleare?


Faccio l'accento svedese.

Ci hanno appena detto che il Pdl è il "Partito della Legalità", che nel Pdl va tutto benissimo - "tutto apposto, tutto perfetto" - e che presto partirà l'Operazione Memoria, con un bel pieghevole di trentadue pagine per spiegarci quante cose belle abbia fatto il Pdl in questi due anni di Governo.



venerdì 23 luglio 2010


Caro Gianfranco, avremmo una cosina da dirti.

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Di seguito troverete la lettera che abbiamo "sbattuto" sul tavolo di Gianfranco Fini e Giulia Bongiorno: vi chiedo di leggerla e farla girare il più possibile, perché qui ci va di mezzo la libertà di noi blogger, della rete, e quindi della democrazia. Thanks NonBlogger.

Al Presidente della Camera, On. Gianfranco Fini
Al Presidente della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, On. Giulia Bongiorno
Ai Capi-gruppo alla Camera dei Deputati
A tutti i Deputati

La decisione con la quale, lo scorso 21 luglio, il Presidente della Commissione Giustizia della Camera, On. Giulia Bongiorno, ha dichiarato inammissibili gli emendamenti presentati dall’On. Roberto Cassinelli (PDL) e dall’On. Roberto Zaccaria (PD) al comma 29 dell’art. 1 del c.d. ddl intercettazioni costituisce l’atto finale di uno dei più gravi – consapevole o inconsapevole che sia – attentati alla libertà di informazione in Rete sin qui consumati nel Palazzo.

La declaratoria di inammissibilità di tali emendamenti volti a circoscrivere l’indiscriminata, illogica e liberticida estensione ai gestori di tutti i siti informatici dell’applicabilità dell’obbligo di rettifica previsto dalla vecchia legge sulla stampa, infatti, minaccia di fare della libertà di informazione online la prima vittima eccellente del ddl intercettazioni, eliminando alla radice persino la possibilità che un aspetto tanto delicato e complesso per l’informazione del futuro venga discusso in Parlamento.

Tra i tanti primati negativi che l’Italia si avvia a conquistare, grazie al disegno di legge, sul versante della libertà di informazione, la scelta dell’On. Bongiorno rischia di aggiungerne uno ulteriore: stiamo per diventare il primo e l’unico Paese al mondo nel quale un blogger rischia più di un giornalista ma ha meno libertà.

Esigere che un blogger proceda alla rettifica entro 48 ore dalla richiesta – esattamente come se fosse un giornalista – sotto pena di una sanzione fino a 12.500 euro, infatti, significa dissuaderlo dall’occuparsi di temi suscettibili di urtare la sensibilità dei poteri economici e politici.

Si tratta di uno scenario anacronistico e scellerato perché l’informazione in Rete ha dimostrato, ovunque nel mondo, di costituire la migliore – se non l’unica – forma di attuazione di quell’antico ed immortale principio, sancito dall’art. 19 della dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo e del cittadino, secondo il quale “Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.”.

Occorre scongiurare il rischio che tale scenario si produca e, dunque, reintrodurre il dibattito sul comma 29 dell’art. 1 del ddl nel corso dell’esame in Assemblea, permettendo la discussione sugli emendamenti che verranno ripresentati. L’accesso alla Rete, in centinaia di Paesi al mondo, si avvia a divenire un diritto fondamentale dell’uomo, non possiamo lasciare che, proprio nel nostro Paese, i cittadini siano costretti a rinunciarvi.

I Firmatari:


Segui la freccia.

No, siccome in questo Paese perdere il conto è facile, degli scandali dico, c'è bisogno di qualcosa che assomigli ad una bussola, ad uno schemino, ecco, perché non è che ce n'é uno oggi, uno tra 2 anni, poi di nuovo tra 1 anno, no, che scherziamo?, qui gli scandali si accavallano, si moltiplicano, comunicano tra di loro, tipo 2.0, ecco, sono scandali 2.0, e uno c'ha tanti pensieri in testa, tipo il mutuo, la macchina, la squadra di calcio, che non può tenere a mente tutte le condanne per mafia di Dell'Utri, o chi sia quel giudice con il riporto, o quante cricche stiano operando simultaneamente nelle istituzioni italiane, giusto no? Siete d'accordo, vero? Tipo io l'altro giorno, martedì se non sbaglio, manco m'ero accorto che il Parlamento aveva negato l'autorizzazione all'arresto di un altro Senatore Pdl, un certo Nespoli: toh!, mi son detto, ti distrai un attimo, magari sul dossieraggio di Cosentino, e questi mi si proteggono uno che ha fatto robe di bancarotte e robe di riciclaggio, ed è lì, beato e tranquillo in Parlamento, che tanto nemmeno abbiamo il tempo di parlarne, con tutto 'sto casino.

[Clicca e ingrandisci - Dall'Espresso del 22 luglio 2010, pagina 30, "Cricca Continua" di Abbate e Di Feo - Qui la didascalia al grafico (alla fine del pdf)]


... io lo chiamo Fratello Silvio.


Negli ultimi giorni il massone Gioele Magaldi, leader del Grande Oriente Democratico, è stato particolarmente conteso: non solo l'intervista apparsa sull'ultimo numero di Vanity Fair di cui tutti parlano, ma soprattutto l'ospitata di ieri sera a La Zanzara di Radio24, sentite un po' qui:



... Io lo chiamo Fratello Silvio ... perché è ancora un fratello. Guardi, i rapporti di Berlusconi con la massoneria non sono mai cessati. I media italiani parlano sempre della solita storia, trita e ritrita, della P2, in realtà Berlusconi ha avuto rapporti molto stretti con Armando Corona che è stato Gran Maestro dall'82 al '90, e l'anello di congiunzione era proprio Flavio Carboni, lo sfigato e pensionato della ricostruzione fantastica che hanno fatto. Berlusconi è un massone a tutti gli effetti: la frequenta, la frequenta la massoneria, nelle modalità in cui lui e molte persone del suo entourage hanno deciso di avere rapporti ... i rapporti di Berlusconi con la massoneria italiana ed internazionale non sono mai cessati ... (sono rapporti limpidi?, chiede il conduttore) ... beh, secondo lei Berlusconi parla di questi rapporti? Non mi pare ... Berlusconi è sulla scena da diversi anni, ed ha costruito un sistema di potere che non avrebbe potuto costruire senza l'apporto di determinati ambienti massonici.

Ora, nonostante questo Gioele a differenza di molti suoi "colleghi" abbia deciso di metterci la faccia, ostentando per altro una certa sicurezza, io non lo so se si sia inventato tutto, magari per vendere meglio la sua ultima fatica letteraria, o se sia un ciarlatano, od un massone con manie di protagonismo.

La cosa che invece so per certo è la seguente: un Presidente del Consiglio di un grande Paese democratico non può accettare in alcun modo delle dichiarazioni del genere, fatte peraltro non in uno sperduto raduno massonico di provincia, ma a Radio24, emittente del gruppo Sole 24 Ore, e sul settimanale Vanity Fair, mica supercazzole. Sono certo che Berlusconi nelle prossime ore darà mandato ai propri legali di agire con determinazione nei confronti di questo Gioele, Venerabile Maestro del Grande Oriente Democratico. Se così non sarà, beh, trarremo le considerazioni del caso.

giovedì 22 luglio 2010


Cara Bongiorno, con noi Blogger non funziona.



E' riuscita a convincere milioni di italiani che Giulio Andreotti è stato assolto - fino al 1980 ci fu invece un bel tam tam mafioso da quelle parti - ma non riuscirà a convincere noi Blogger ad accettare le intimidazioni del Comma 29, perché, come dire, noi le carte le leggiamo.
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Il Giornale attacca Nonleggerlo: ma non hanno nemmeno il coraggio di citarci.

[Clicca e ingrandisci - anche su Giornale.it]

E così dopo gli attacchi del Fazioso e del Velino (2 nomi, 1 certezza), ecco scendere in campo l'artiglieria pesante: ladies & gentlemen, proprio lui, il quotidiano di casa Berlusconi, uno dei miei sogni più reconditi di blogger che si avvera, ebbene sì, sto parlando de Il Giornale. Il pezzo su quel magnifico numero di Topolino dedicato al Digitale Terrestre sta facendo più rumore del previsto, manco fosse uno scoop sui conti correnti di Verdini, ma ne sono comunque lusingato. "Post girotondini e di parte giustizialista" (?!?), così descrivono questo blog, con disamine alla "Michael Moore" e molto altro. E fin qui, vabbè. Ma il bello deve ancora venire.

Riportano spezzoni del mio articolo sull'Affaire Paperopoli - virgolettati presi papali papali da Nonleggerlo - ma non hanno nemmeno il coraggio e la decenza di citarlo, il nome del blog, infrangendo così una delle regole ultra-sacre della rete. Insomma, chi le avrà mai scritte quelle parole? Bah, non si sa. I blogger, in generale. E a leggere l'articolo sembra siano proprio tanti, questi pazzi: in realtà ne ho scritto solo io, ed il medesimo post è stato ripreso da Agoravox e dalla pagina Facebook "Informare per Resistere". Eccola qui l'epidemia paperogiustizialista.

Per carità, posso anche aver esagerato con quel post, o preso un abbaglio, ma perchè non dare la possibilità ai lettori del Giornale, di solito così aperti alle riflessioni altrui (...), di passare da queste parti a farsi un'idea della cosa? Beh, a pensarci bene un po' li capisco: indirizzare i loro lettori su questo blog sarebbe stato troppo rischioso, magari quelli avrebbero scoperto che la ricostruzione di Antonio Signorini discosta sensibilmente dai dubbi che mi sono permesso di sollevare - dando così voce ai tanti fan Disney che mi hanno scritto negli ultimi giorni - insomma, sarebbe stato un brutto risveglio. Okey, basta così, ingrandite quell'immagine lassù, sezione "interni" (uau!), e godetevi lo spettacolo.


Obama-Al Capone: una nuova, clamorosa verità.


Usa. Fbi, Chicago: "Grazie alla testimonianza di nuovi pentiti, tutt'ora in carcere, abbiamo scoperto di non conoscere tutta la verità sul Gangster Al Capone: ma niente paura, ci siamo vicini".

Francia. La Gendarmeria di Parigi: "Si stanno aprendo scenari molto interessanti, e siamo ad un passo da nuove, clamorose verità sul Clan dei Marsigliesi. Qualcuno ha tradito lo Stato, e per questo pagherà".

Germania. I Magistrati che si sono occupati della strage di Duisburg: "Ora finalmente lo possiamo dire: la 'Ndrangheta non agì da sola, ci fu il determinante appoggio di conosciutissimi cittadini tedeschi. Data la loro posizione professionale non possiamo ancora divulgarne le generalità".

Spagna. L'Antiterrorismo basco: "Stiamo riscrivendo la storia delle bombe e delle uccisioni dei primi anni '90, l'Eta si sarebbe avvalsa di una regia politica rimasta fino ad oggi occulta, e che va appunto ricercata nei vertici delle istituzioni spagnole. Non sappiamo se la politica sarà in grado di incassare questo colpo".

Ecco, perchè no?, potrebbe anche succedere. Ma statene certi: in nessuno di questi Paesi, nessun Magistrato (o chi per lui) dopo aver rilasciato una dichiarazione del genere, si sentirebbe costretto a ritornare sui propri passi e precisare, hey!, no!, fermi tutti!, non mi stavo riferendo ad Obama! (o Sarkozy, o Merkel, o Zapatero), il suo nome "non emerge assolutamente dalle indagini", anzi, non è nemmeno "stato ventilato". In Italia invece, se ci si riferisce alle verità di una delle più spaventose e cruenti ed oscure stragi di mafia della storia della Repubblica, .

mercoledì 21 luglio 2010


Hey, una volta posso venire anch'io?


"Io sono un Mussoliniano convinto, di origine, di cultura e di tradizione ... sì è vero, di diari di Mussolini io ne ho 2, li tengo nella mia casa a Lugano, tante volte facciamo delle cene e li leggiamo ... mi creda, è cultura vera ... a volte li leggo anche con Marcello Dell'Utri, ci troviamo a fare delle cene, lui ha i suoi, io ho i miei ... e ognuno legge il suo ... sono cene culturali, come un grande refettorio dei frati cappuccini ... perché per leggere questi diari ci vuole grande cultura".

[Lele Mora ospite a La Zanzara,
Radio24 - Audio: dal min. 24]


Non mi ricordo mai come si dice.

Cioè, uno non può nemmeno sostenere che la verità sulla strage di Via D'Amelio sia vicina, e che non si sa se la "politica" sarà in grado di reggerne il colpo, che questi si sentono subito tirati in mezzo, e mi si chiudono a riccio, a protezione del Presidente del Consiglio. Non me lo ricordo mai, ma come si dice in questi casi?

martedì 20 luglio 2010


Ehm, ci sarebbe un'Ansa ...

(ANSA) - PALERMO, 20 LUG - ''Siamo ad un passo dalla verità sulla strage di via d'Amelio. Una verità clamorosa di cui la politica potrebbe non reggere il peso''. Lo hanno detto, alla commissione Antimafia, i pm di Caltanissetta Sergio Lari e Nico Gozzo che hanno riaperto le indagini sull'eccidio di via D'Amelio.
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[Fonte: Ansa, leggi anche Repubblica e Corriere]


E' sconsigliata la visione di questo video ad un pubblico facilmente suscettibile, soggetto ad attacchi di panico, o semplicemente laico.


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[Santification >>> Complete]


Zapatero, le studentesse, le fighe, le cesse.

Ci provo. Zapatero è appena andato a trovare gli studenti di quella specie di università privata fondata dal tizio di Cepus, l'unico istituto telematico di Spagna approvato nonostante le secche bocciature del Consiglio Universitario Nazionale e del Comitato Nazionale per la Valutazione.

Per fortuna di Mister Cepus, quella roba lì è stata autorizzata dalla ex ministra all'istruzione di Zapatero (e quella attuale fa finta di nulla), che quindi se il Governo dice che va bene chissenefotte degli esperti, dei Consigli e dei Comitati. Inoltre quella roba lì, che molto probabilmente non risponde agli standard previsti dalla legge, è "parte integrante" del gruppo privato di Mister Cepus, e riconducibile ad una fiduciaria lussemburghese di cui non è ben chiara la proprietà. Viene inoltre proposta dagli stessi canali che offrono "lauree della libera università di Herisau, più volte inserita nella lista nera dei titoli falsi dal ministero dell'Università". Ecco, Zapatero ha scelto di visitare una università di questo tipo. Anche perchè in quelle pubbliche, viste le recenti accoltellate legislative, non gli è permesso nemmeno avvicinarsi (no, non è una cosa normale).

Ai 3.000 studenti iscritti all'Ateneo era stata precedentemente mandata una mail: guardate che arriva Zapatero, un evento "che arricchirà la vostra esperienza formativa", se volete partecipare dovete prenotarvi, e soprattutto "vestire formale".

Bene, ma di che ha parlato Zapatero a quei ragazzi? Ehm, è partito sparando a zero sul titolo di studio di un suo oppositore, cavalcando una maldicenza ampiamente smentita, e per questo si beccherà una bella querela. Poi si è messo a minimizzare gli scandali che stanno falcidiando l'Esecutivo spagnolo, tangenti, associazioni segrete, collusioni mafiose e molto altro, che niente paura, sono solo "piccole incomprensioni". Infine, per non farsi mancare nulla, ha argomentato su quanto siano fighe e belle e brave e bone e sode quelle giovani studentesse telematiche lì, e quanto invece sia cessa quell'Onorevole dell'Opposizione che lui proprio non sopporta.

Ecco, ora provate a sostituire "Zapatero" con "Merkel", o con "Obama", o con "Sarkozy", o con qualunque leader occidentale - tranne uno, ovviamente - vi passi per la testa. Io faccio questo esercizio per rimanere aggrappato alla realtà. Un episodio del genere, altrove, significherebbe "immediata cacciata a pedate nel sedere". Qui da noi invece, beh, fate voi.

lunedì 19 luglio 2010


Conviene prenderli da piccoli.

Toh! Ma guarda un po' che belle storielle propinano ai bambini italiani, cittadini di oggi, e soprattutto di domani. Topolino numero 2484 del 29 giugno 2010, "Zio Paperone e il Digitale ExtraTerrestre": i Decoder a Paperopoli sono andati letteralmente a ruba, migliaia di paperopolesi esausti sono accampati da giorni fuori "Paperonics" (mmm ... quel logo mi ricorda qualcosa), disposti a qualsiasi follia pur di potersi gustare le gioie supreme della scatola digitale. Persino la Banda Bassotti non ha resistito all'impulso binario, ed è già all'opera: la "Mission Impossible" è rubare uno straccio di Decoder nel centro commerciale di Zio Paperone, che senza non si può più andare avanti.

"Per fortuna nel mondo reale non c'è questo tipo di problema", scrivono nelle pagine dedicate alla spiegazione di questa tecnologia (ci sono pure quelle), basta dire a mamma e papà di andare nel negozio più vicino a casa ed acquistare il necessario per la Tv Digitale, aggiungo io. In modo da non finire in astinenza catodica ad elemosinare decoder accampati nel parcheggio di un grande magazzino, o a delinquere come certi "Tele-scrocconi" (cito da Topolino) presenti nel fumetto. Oddio, nel mondo reale ci sarebbe anche la partnership da sempre strettissima tra Mondadori, roba di Berlusconi, e Disney, editore di Topolino: non lo sentite quel retrogusto di marchettone? Lo sentite vero? E già, è sempre lui, è il Conflitto di Interessi del nostro Presidente del Consiglio: un incesto politico, istituzionale, finanziario e mediatico. Un affare colossale, per lui, un raggiro nauseante, per noi, ecco cos'è il Digitale Terrestre italico.

Magari mi sbaglio
, magari questa storia fumettosa con Zio Papino non ha nulla a che fare, ma il solo fatto che a diosolosa quanti lettori di Topolino, di Topolino per la miseria!, sia sorto un dubbio del genere, beh, ecco, non serve dire altro, perchè il problema è proprio questo, proprio questo è il nucleo pulsante di ogni Conflitto di Interessi che si rispetti, il dubbio, che quasi sempre sfocia in certezza. Anche a Paperopoli.
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[Update: per questo post si scaraventano su Nonleggerlo quelli del Giornale, dell'Avanti e del Velino ... ;)]

[P.s. Berlusconi ed il Digitale Terrestre, affare colossale, conflitto di interessi estremo, dicevo: Decoder - Rete 4/Europa 7 - Tanto paghiamo noi - Il Bluff Digitale, noi perdiamo, lui guadagna - Mediaset si rafforza, ecco l'unico cambiamento - ... solo per dirne alcune]

[Grazie a David O. per la segnalazione]

Nemmeno uno.

Oggi 19 luglio 2010 nessun rappresentante del Governo Berlusconi, che ricordiamo essere il "più attivo nella lotta alla Mafia della storia italiana", è volato a Palermo per ricordare la figura di Paolo Borsellino, fatto saltare in aria 18 anni fa, in via D'Amelio.
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Update: sembra che alla fine ce l'abbiano fatta, non proprio con il Ministro della Giustizia, ma vabbè.

Mahatma Papi.


Con straordinaria lungimiranza e capacità ha reso Milano, la sua amata città, grande in Italia e nel mondo. Grazie alle sue eccezionali qualità umane e imprenditoriali ha realizzato opere e progetti di eccellenza per l'economia e la società del nostro territorio. La sua vita è un mirabile esempio di quella milanesità e di quell'operosità tipica della cultura ambrosiana, che vede nel lavoro lo strumento di valorizzazione dei talenti dell'uomo. Silvio Berlusconi ha scelto di dare il proprio contributo mettendosi, con impegno e coraggio, a servizio del Popolo italiano perseguendo la sua missione di libertà. Personalità dallo straordinario carisma, è amato da tanti italiani perchè uomo tra la gente e con la gente, della quale ha compreso i bisogni più profondi sapendo interpretarne le aspettative. Statista di rara capacità, conduce con responsabilità e lucida consapevolezza il Paese verso un futuro di donne e di uomini liberi, che compongano una società solidale, fondata sull'amore, la tolleranza e il rispetto per la vita.

E' per questo motivo che il Presidente della Provincia di Milano, il Pdl Guido Podestà, ha deciso di conferire al Presidente del Consiglio Pdl Silvio Berlusconi il Premio "Grande Milano". La santificaz...ehm, scusate, la celebrazione avverrà stasera, sul terrazzo del Duomo. Ah, approposito, il Premier "miracolato" - cito dal Giornale - "donerà un milione di euro al Duomo di Milano per la grazia ricevuta dalla Madonnina, che lo ha protetto durante l’aggressione del 13 dicembre 2009".

domenica 18 luglio 2010


10 anni di Libero: un pensierino da Nonleggerlo.

Conoscete la mia passione per Libero, un quotidiano che mi emoziona come pochi, perchè mi fa ridere, e perchè mi fa piangere: ed oggi 18 luglio 2010 voglio anch'io far loro i miei migliori auguri, di cuore, a tutta la redazione. Sono passati già 10 anni, e non so, mi piacerebbe trovare le parole giuste, o ricordare le tante avventure passate assieme.

E già, sono quasi commosso, tra Feltri prima, e Belpietro poi, 'sti mattacchioni ne hanno combinate davvero di tutti i colori. Hey, vi ricordate le tante belle Prime Pagine di questi anni? Prodi impiccato, Prodi inculato, Prodi imbalsamato, Prodi inchiodato, Prodi morto ammazzato, sì, con Romano Prodi hanno sempre dato il meglio. E Veronica Lario? Colpevole di aver lasciato un marito che la tradiva con qualsiasi cosa si muovesse, le diedero della "Velina ingrata", mostrando tette e culi, e pubblicando i reportage di Daniela Santaunchez: "Veronica ha un compagno" ... uuuuuh! Come dimenticarci poi di certi grandi scoop? Quelli su Di Pietro, l'allusione che si fa metodo, Mani Pulite, la Cia, i Servizi Segreti e quella roba là. O la bomba giornalistica intitolata "Sputtanata", per dirne un'altra: con Libero che forniva al Paese le prove di un complotto barese-planetario, "Toghe, Politici e Giornalisti", furono alcuni di loro ad infilare Patrizia D'Addario nel lettone di Papi. Ma guarda te alle volte.

In questi anni nessuno come Libero è riuscito a plasmare la realtà in funzione delle esigenze papali: "Silvio assolto", scrissero dopo la prescrizione di David Mills, "1 milione in Piazza", dopo la manifestazione-flop del Pdl a Roma, ma l'elenco sarebbe lunghissimo. Libero, l'unica redazione al mondo ad essere protetta dall'esercito, l'unica che nel 2007 prese 8 milioni di euro di finanziamento pubblico - 40 in totale negli ultimi anni - una delle più foraggiate dallo Stato, cioè da voi, in assoluto. Editore Angelucci, un nome una garanzia, uno che ha puntato e guadagnato come nessun altro sulla figura di Benito Mussolini, un idolo a Libero, tra Associazioni Papali, Dvd misteriosi, Francobolli, Monete e Testi dalle strane capacità assolutorie. Vi segnalo poi le accoltellate a Saviano, che vuole solo vendere più libri, a Genchi, definito "lo Spione-Orecchione", a Massimo Ciancimino, che era meglio l'omertà del padre, e a tutti quelli del Fatto Quotidiano, che i lettori sono dei cretini, ed i giornalisti degli avidi, capaci solo di "litigare per spartirsi i guadagni", e a dirla tutta, pure un po' mafiosi.

E come non rimembrare le notizie false del "Betulla", poi radiato dall'ordine dei giornalisti perchè al soldo dei servizi segreti, o le interviste inventate di sana pianta da Tommaso De Benedetti e pubblicate, ma guarda un po', proprio su Libero, che sugli altri quotidiani "fanno le verifiche", e lì invece sono "fedeli a Berlusconi". Mamma mia, la figuraccia fece il giro del Pianeta, dal Guardian al New Yorker.

Ecco, come vedete potremmo celebrare Libero in tanti modi, ma non so, vorrei qualcosa di più semplice, immediato ... Evvai, ci sono! Vi leggerò i nomi dei protagonisti del numero oggi in edicola, a mio avviso esemplare: le firme, gli intervistati, i giornalisti, i non-giornalisti, un po' come si fa con la Nazionale di Bearzot, campione del mondo nel 1982, Zoff, Gentile, Cabrini ... una specie di mantra, da recitare a memoria, che secondo me vale più di mille parole ...

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I nostri Post su Libero e Mussolini (dal più recente):