L'idea era questa: contattare uno ad uno i 44 dissidenti finiani in Parlamento, e chiedere loro una volta per tutte - con molta chiarezza - come si comporteranno di fronte alle future leggi ad personam di Silvio Berlusconi.E più precisamente: "Permetterete sì o no al nostro Presidente del Consiglio di stracciare ancora una volta la Costituzione italiana, irridere l'uguaglianza del cittadino di fronte alla legge, e salvarsi così da condanne per reati (altrove) gravissimi come la corruzione e la frode fiscale? Permetterete sì o no al Presidente del Consiglio di godere della trentottesima legge-vergogna - voi che le avete firmate tutte - e di proseguire in quel cammino istituzionalmente folle che gli ha permesso di sedare ben 9 dei 12 processi a suo carico fin qui conclusi?".
Sia chiaro, in questo caso non m'interessava nulla del "contenitore", che si chiami "processo breve" o "lodo costituzionale" o "riforma delle mense padane", bensì volevo entrare nel merito della questione, al netto di tutto il resto: impunità sì, impunità no. Stop. Volevo inoltre capire fino dove potessero arrivare, nella realtà, quelle belle parole sulla difesa dei principi costituzionali, sulla legalità, sui diritti e sul futuro del Paese; volevo capire quanto fosse sentito nel gruppo dei finiani il pentimento di Farefuturo; volevo capire quanto fosse concreto il dissenso di chi ha sostenuto in maniera determinante il progetto impunitario di Sua Maestà per oltre 16 anni; volevo capire quanto fossero fondate le mie preoccupazioni, e solidi i segnali delle ultime settimane. Bene, questi interrogativi sono stati placati. Ho ottenuto risposta. Una risposta che mi basta.
"Berlusconi è vittima di un'aggressione, e noi
siamo favorevoli ad uno scudo giudiziario".
[Italo Bocchino, capogruppo dei finiani alla Camera]



















