martedì 22 novembre 2011

Opoku Kwasi, detto "Berlusconi". Chissà perché.


Cose che succedono in Italia. Davvero. Riporto dalla prima pagina Messaggero Veneto:
Scoppia una lotta intestina all’interno della comunità ghanese della provincia di Udine. Da un lato c’è il presidente della comunità, Kofi Bonsu, immigrato di seconda generazione, democraticamente eletto lo scorso maggio dalla maggior parte dei suoi connazionali. Ma dall’altro c’è Opoku Kwasi, chiamato dai suoi connazionali “Berlusconi” ... E’ convinto che il posto di presidente spetti a lui e l’altra sera, insieme a un centinaio di dissidenti, ha organizzato, in un tendone di Basaldella, un festival della cultura ghanese, nel quale è stato eletto anche un nuovo “Re”, altra carica che viene scelta all’interno della comunità. Ma il problema è che un presidente e un “Re” ci sono già, e quindi non ci dovrebbero essere nuovi candidati, almeno fino alle prossime elezioni che si svolgeranno tra 4 anni.

Berlusconi”, però, non vuole proprio aspettare e ha deciso di organizzare una cerimonia, per incoronare il nuovo “Re”, scelto da lui e dal suo clan. Il “Re” eletto l’altra sera è Nana Konadu Yiadom Gyata Okumani I, che è salito sul trono, vestito con il suo costume tipico, dopo che un bambino ha portato la sedia reale a braccia su un palco. Il neo “Re” è entrato in sala, ha salutato i presenti e si è ufficialmente insediato al vertice della comunità ghanese locale, appoggiato da Kwasi “Berlusconi”.

Saputa la notizia, il vero presidente Kofi Bonsu ha voluto rilasciare alcune dichiarazioni. «”Berlusconi” - ha detto Bonsu - ha già perso le elezioni tre volte e non si rassegna, vorrebbe guidare lui i ghanesi della provincia di Udine, che sono oltre 2 mila, ma non ha le necessarie capacità. Basti sapere che “Berlusconi” non sa una parola di italiano e parla male anche l’inglese, quindi non è assolutamente in grado di rappresentare i miei connazionali di fronte alle istituzioni locali. In questo modo crea soltanto confusione nella comunità e deve smetterla di assumere simili comportamenti dannosi per tutti gli immigrati».


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