venerdì 9 dicembre 2011

Natale a Marsiglia.


Marsiglia, vertice del Partito Popolare Europeo. Ci sono tutti i leader europei di centrodestra. Il Pdl è presente in massa, una quarantina di esponenti, ci sono tutti i pezzi grossi: dalla Gelmini ad Alfano, da Frattini a Berlusconi. L'incontro rappresenta un banco di prova fondamentale: per il Pdl è il primo "test europeo" del dopo-Silvio, e ci sarà "il debutto internazionale" del nuovo segretario di partito, Angelino Alfano. Mica robetta. In tutti questi anni c'hanno fatto una testa così, "siamo la forza principale del Ppe", "ci ispiriamo ai valori fondanti del Ppe", eccetera eccetera.


La verità è che l'esperienza si è rivelata disastrosa: dall'inizio alla fine. Sempre per quella storia dell'autorevolezza. E di quanto questi politici vengano considerati in sede internazionale. Una due giorni che manco Fantozzi e Filini al campeggio dei tedeschi. Già il viaggio d'andata è tutto un programma: abituati ad aerei di Stato e supporto logistico di ogni tipo, i nostri eroi si ritrovano senza scorta, senza auto blu, privati delle loro Luis Vuitton, a volare s'un bieliche Air Corsica che non ritengono all'altezza. "Come ci siamo ridotti!". Vabbé. Andrà meglio una volta arrivati in sala. Macché. Da subito ci si comincia a scornare con i colleghi italiani, vedi Udc. E poi l'attesa, estenuante. L'intervento di Alfano è stato piazzato per ultimo: ore 18.30. Poi slitta alle 20.30, due ore dopo. Oramai la sala è deserta. Il Pdl ce la racconta così: "Una questione dovuta solo ai ritardi, visto che era previsto che a chiudere fosse il segretario del più grosso dei partiti del Ppe". Angelino si spertica in un commovente elogio del Cavaliere, "Berlusconi non è mai stato sfiduciato, non ha perso elezioni: il governo Monti è nato grazie alla sua generosità". Gasparri è tra i pochi rimasti: "E' andato tutto bene, Angelino ha fatto il suo esordio sulla scena internazionale fra l'apprezzamento generale".


Il giorno dopo, ecco l'attesissimo arrivo di Silvio Berlusconi. Manco giunto a Marsiglia, se ne esce con un classico "Non preoccupatevi, gli italiani sono benestanti" (...). Sceso dalla macchina viene accolto da un incontenibile manipolo di groupies. Ah no scusate, sono i politici del Pdl, tra cui l'Onorevole Nunzia De Girolamo.


Ad un mese dalle dimissioni e dai sorrisetti di Merkel/Sarkozy, il nostro ex Premier esige un ritorno in grande stile: "Non ho nulla di cui vergognarmi, andrò lì a testa alta", afferma. Dall'Ansa dicono che avrebbe fatto non poche pressioni per poterci essere, pressioni su Wilfred Martens, presidente del Ppe, pressioni sul capogruppo Joseph Daul. Ma al Cav. fare presenza non basta: insiste per poter prendere la parola con i leader dei partiti di maggioranza. Il "No" che gli sbattono in faccia i vertici Ppe è secco. Lui rilancia chiedendo di potere sedere al tavolo dei capi di Stato e di governo del Partito Popolare che precede il Consiglio Ue. Lo accontentano.


La verità è che Silvio viene evitato "come un appestato" da tutti i leader europei che contano, dinamica che si rinnova di vertice in vertice, figuriamoci ora che non è più Premier. La conferma dal solito Gasparri: "La presenza di Berlusconi è stata garanzia di continuità, anche lui come Alfano ha avuto colloqui ai massimi livelli" ...


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