venerdì 3 febbraio 2012

Lo chiamavano "rimborso".

Il finanziamento pubblico ai partiti non esiste più, spazzato via da un referendum del 1993. Ora si parla di "rimborsi elettorali". Rimborsi. Sono andato a leggermi sul dizionario il significato di "rimborso", ero un pochino confuso. Perché qui non parliamo più di "restituzione di denaro" speso per finalità elettorali ed accuratamente documentato, ma di un gigantesco fiume finanziario che ogni anno entra nelle casse dei partiti, e che può finire in Tanzania come in lussuosi appartamenti di centro città. 200 milioni l'anno, 1 miliardo a legislatura. 877 milioni nei 19 anni del "finanziamento pubblico" (1974-1993), 2 miliardi e 700 milioni in 18 anni di "rimborsi elettorali" (1994-2012), praticamente il triplo. E meno male che nonli "finanziamo" più!

Basta prendersi l'1% ed è fatta: 5 euro per ogni voto, per ogni camera, per ogni legislatura, per ogni tipo di elezione. Soldi che arrivano anche a partiti scomparsi, e che in caso di scioglimento anticipato delle camere - fortunatamente "solo" fino al 2011 - sono stati elargiti due volte. Rimborsi cresciuti del 600% dal 1993 ad oggi, del 1.000% in un solo decennio. Partiti che costano ai cittadini italiani più del doppio rispetto a quelli francesi e tedeschi. Tanti onori, pochi oneri. Troppo cash, e troppa poca trasparenza, tra bilanci gonfiati, assenza di controlli e segretezza per le donazioni sotto i 50 mila euro. Di media i partiti spendono 100, incassano 500. Quando va bene. Poi ci sono i casi limite. Leggiamo da "I soldi dei partiti", di Veltri/Paola: "Per le elezioni del 2008 il record spetta alla Lega: le spese accertate dalla Corte dei Conti sono state di 2 milioni e 940 mila euro e in base ai voti ottenuti il Carroccio ha incassato 8 milioni e 277 mila euro. In totale 41 milioni 385 mila euro. Dunque 100 euro investiti dalla Lega nella campagna elettorale del 2008 sono diventati 1. 408". Avete capito bene - ed è solo uno dei tanti esempi - la Lega spende 3 milioni, se ne fa "rimborsare" 41. Direi che basta così.

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[Clicca per ingrandire - Fonte: La Stampa -
Approfondimenti: Repubblica, Messaggero, Corriere]