sabato 19 gennaio 2013

"Per tutti ero Silvio"


Prima c'erano state le amazzoni, i tendoni beduini nel centro di Roma, i casting di ragazze-immagine, gli abbracci e le carnevalate, un trattato carta straccia, e quell'imbarazzante baciamano che fece il giro del mondo. Poi la primavera araba, la rivolta libica, i "crimini contro l'umanità" del dittatore di Tripoli, e l'intervento Onu. Luci ed ombre, certo. Berlusconi all'inizio latita, non si esprime, "non ho sentito Gheddafi, non lo voglio disturbare", dichiara il 19 febbraio 2011. Muhammar si sente abbandonato, "amico Silvio, fermati!": appello inascoltato. Quello che fino ad alcuni mesi prima per il Cavaliere era "una persona intelligentissima", "un professionista super", "un vero leader della libertà", si trasforma di colpo in tiranno. Eccolo chiedere a Gheddafi di "porre fine ad ogni resistenza, e risparmiare al suo popolo inutili sofferenze", per andare finalmente "verso la democrazia". "Siamo tutti convinti, procediamo, per sostituirlo con la democrazia: Gheddafi non può più restare". 26 aprile 2011, Corriere della Sera, titolo cubitale: "Telefonata ad Obama, la svolta di Berlusconi: bombardiamo anche noi".

E veniamo a ieri sera, "Italia Domanda", Canale 5. Nuova versione della storia. Sarkozy ha attaccato Gheddafi perché geloso dei rapporti che il dittatore libico intratteneva con Berlusconi, ha notato uno di quei famosi mega-manifesti cittadini (foto sopra), e non c'ha visto più. Che poi oh, in Libia andava tutto bene, nessuna rivolta, quando il Cavaliere passeggiava con Gheddafi per le strade di Tripoli - senza guardie del corpo, ovviamente - tutti ad acclamarli, Muhammar, Muhammar, Silvio, Silvio. Dovrebbe bastare questo, ecco a voi.