sabato 20 aprile 2013

Napolitano: "Non mi convinceranno a restare. Sarebbe ridicolo!"


Lo diceva il "nuovo Presidente della Repubblica italiana" Giorgio Napolitano, esattamente una settimana fa, al direttore de "La Stampa" Mario Calabresi. Ma è solo l'ultima di una serie di dichiarazioni di questo tipo. Eccole. Non tanto per criticare la scelta del Presidente - generosa - quanto per raccontare l'ennesimo fallimento di questa classe dirigente.

Giorgio Napolitano, La Stampa, 14 aprile 2013:
«Non mi convinceranno a restare. Ora ci vuole il coraggio di fare delle scelte, di guardare avanti, sarebbe sbagliato fare marcia indietro, restare sarebbe una non-soluzione. Tutto quello che avevo da dare ho dato, non attribuitemi scelte salviche. Sono contrario a soluzioni pasticciate, all'estero la definirebbero una "soluzione all'italiana". Tornare indietro sarebbe ai limiti del ridicolo».
Giorgio Napolitano, Corriere della Sera, 2 aprile 2013:
«Dopo sette anni sto finendo il mio mandato in un modo surreale, trovandomi oggetto di assurde reazioni di sospetto e dietrologie incomprensibili, tra il geniale e il demente...».
 Giorgio Napolitano, da Sant'Anna, 24 marzo 2013:
«A 88 anni gli straordinari non sono ammessi. Sto per concludere il mio mandato e questo probabilmente è il mio ultimo atto pubblico».
Giorgio Napolitano, da Berlino, 1 marzo 2013:
«L’ho già detto tante volte. Non credo che sarebbe onesto dire “state tranquilli io posso fare il capo dello Stato fino a 95 anni”. Sia perché sono convinto che i padri costituenti concepirono il ruolo del presidente della Repubblica sulla misura dei sette anni, infatti non è un caso che nessun presidente della Repubblica abbia fatto un secondo man- dato, e sia perché ci sono fattori di età e limitazioni dal punto di vista funzionale crescent».
Giorgio Napolitano, Pubblico, 28 settembre 2012:
«Caro direttore, le scrivo per sgomberare – spero definitivamente – il campo da ogni ipotesi di ‘Napolitano bis’. Non è solo un problema di indisponibilità personale, facilmente intuibile, da me ribadita più volte pubblicamente. La mia è soprattutto una ferma e insuperabile contrarietà che deriva dal profondo convincimento istituzionale che il mandato (già di lunga durata) di Presidente della Repubblica, proprio per il suo carattere di massima garanzia costituzionale, non si presti a un rinnovo comunque motivato. Né tantomeno a una qualche anomala proroga».