lunedì 6 maggio 2013

Giulio Andreotti ed i rapporti con la mafia


Processo di Palermo, 1994. Il Senato concede l'autorizzazione a procedere. Giulio Andreotti è imputato per associazione mafiosa. Lui, si dichiarerà sempre innocente. La vicenda si conclude una decina d'anni dopo, con il terzo grado di giudizio. Assoluzione. Per i fatti successivi al 1980 il senatore viene assolto per non aver commesso il fatto. Per i fatti precedenti al 1980 viene sancita la colpevolezza: reato estinto per intervenuta prescrizione. Nel libro "Le due Guerre", il procuratore Giancarlo Caselli scrive:

"La Corte di Cassazione dichiara l'imputato, senatore Andreotti Giulio, responsabile del delitto di associazione a delinquere con Cosa nostra per averlo commesso (commesso!) fino al 1980. Fatti gravissimi, meticolosamente elencati e provati per pagine e pagine di motivazione".
A questo proposito interessante leggere l’ultima pagina della sentenza della Corte d’appello di Palermo del 2 maggio 2003 (poi confermata in Cassazione).
I fatti che la Corte ha ritenuto provati in relazione al periodo precedente la primavera ’80 dicono che il sen. Andreotti ha avuto piena consapevolezza che i suoi sodali siciliani intrattenevano amichevoli rapporti con alcuni boss mafiosi; ha quindi coltivato, a sua volta, amichevoli relazioni con gli stessi boss; ha palesato agli stessi una disponibilità non meramente fittizia, ancorché non necessariamente seguita da concreti, consistenti interventi agevolativi; ha loro chiesto favori; li ha incontrati; ha interagito con essi; ha loro indicato il comportamento da tenere in relazione alla delicatissima questione Mattarella, sia pure senza riuscire, in definitiva, a ottenere che le stesse indicazioni venissero seguite; ha indotto i medesimi a fidarsi di lui e a parlargli anche di fatti gravissimi (come l’assassinio del presidente Mattarella) nella sicura consapevolezza di non correre il rischio di essere denunziati; ha omesso di denunziare le loro responsabilità, in particolare in relazione all’omicidio del presidente Mattarella, malgrado potesse al riguardo offrire utilissimi elementi di conoscenza. [...] Dovendo esprimere una valutazione giuridica sugli stessi fatti, la Corte ritiene che essi non possano interpretarsi come una semplice manifestazione di un comportamento solo moralmente scorretto e di una vicinanza penalmente irrilevante, ma indicano una vera e propria partecipazione all’associazione mafiosa apprezzabilmente protrattasi nel tempo. [...] Non resta che [...] emettere, pertanto, la statuizione di non luogo a procedere per essere il reato concretamente ravvisabile a carico del sen. Andreotti estinto per prescrizione.