mercoledì 8 maggio 2013

"Mi ha fatto sì con la testa"

L'11 luglio 1992, per far fronte ad "una situazione di drammatica emergenza della finanza pubblica", il governo Amato dà il via libera ad un decreto da 30 mila miliardi di lire. C'è pure il prelievo forzoso sui conti correnti degli italiani. Il 6‰, oplà. Una mazzata tremenda, mai dimenticata. Oggi l'ex premier Giuliano Amato, intervistato dal Corriere della Sera, ci ritorna sopra. Come nacque quell'idea? "Da un cenno con la testa, equivocato". Da un sì abbozzato, magari da uno spasmo facciale, da un sopracciglio aggrottato. Ditemi che non è vero.
Proviamo a enumerare le cause di impopolarità che le sono state rinfacciate. La pensione da 31 mila euro. 
«Un falso clamoroso. È una cifra lorda comprensiva del vitalizio, che verso in beneficenza. Sono forse l’unico ex parlamentare che non lo incassa».

Il prelievo forzoso dai conti bancari nel ’92. 
«Sembra che io una bella notte, per provare il gusto del potere, lo volli esercitare sottraendo agli italiani una parte dei loro risparmi. Io mi trovai nella necessità di raccogliere in 48 ore 30 mila miliardi di lire. Il governatore Ciampi mi avvertì che era essenziale, perché i titoli pubblici continuassero a essere comprati, ridurre la falla emorragica che c’era nei nostri conti. Passai un’intera notte a cercare alternative, e tutto l’apparato dei ministeri non riusciva ad andare oltre la proposta di aumentare l’Irpef, naturalmente ai ceti meno abbienti, oppure l’Iva sui prodotti popolari. Ricordo che dissi: "Queste cose le potete chiedere alla Thatcher, non a me". Fu a quel punto che Goria (deceduto nel 1994, ndr.), allora ministro delle Finanze, mi fece quella proposta. Risposi: "Gianni, lavoraci e dimmi domattina cosa ne pensa Ciampi". Il mattino dopo ci fu un equivoco: capii che Goria con la testa mi dicesse di sì quando chiesi se Ciampi era d’accordo; in realtà Ciampi non l’aveva neanche sentito, e la misura passò (...)".
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