venerdì 20 settembre 2013

"Yogurt, Dudù e pigiamino": parla la Mummia, l'ex maggiordomo di B.


Il Fatto Quotidiano intervista Alfredo Pezzotti detto "La Mummia", lo storico (ex) maggiordomo di Silvio Berlusconi, al suo fianco per 25 anni. Ecco gli stralci più interessanti dell'intervista.

I ricordi più belli? Le feste nelle dacie di Putin, per il suo compleanno. Non potete neanche immaginare: atterravamo con l’aereo su laghi ghiacciati. Eravamo lontani da tutto, isolati nelle foreste. Putin ci aspettava ai cancelli e subito cominciava lo show: feste in maschera, combattimenti di arti marziali, partite di hockey su ghiaccio. Le guardie del corpo, russe e italiane, che si sfidavano. E Putin – che persone squisite, lui e le figlie! – non si tirava mai indietro.

Hockey ma non solo, dica la verità.
Avremmo potuto avere carovane di donne.

Appunto.
Invece niente. Lo posso giurare. Solo cose galantissime. Alle 11 e mezza si andava a letto.

Ricorda un po’ Carlo Rossella, che diceva “solo coca light, alle cene del presidente”.
Divento furioso quando leggo certe falsità sul capo. Soprattutto l’idea che potesse pagare per il sesso: assurda. Non ne ha avuto mai – e ripeto mai – bisogno. Anzi.

Anzi cosa?
Ero io a svuotargli le tasche della giacca, ogni sera. E trovavo manciate di numeri di telefono. Richieste di ogni tipo: li buttavo quasi tutti via.
(...)

Silvio e Francesca: la bella napoletana ha messo in gabbia il Cavaliere?
Macché. Quei due si vogliono bene veramente. Sono una coppia proprio normale. Colazione a letto, insieme. Fette biscottate e tè per lui, spremuta d’arancia fresca per lei.
(...)

Per fortuna che c’è Dudù.
Che carino quel cane. È un batuffolo. Il presidente lo tratta come un figlio, lo fa anche saltare sulle poltrone. Tanto è più pulito di un umano. Poi si lavora. Gli preparavo io i vestiti.

Sempre lo stesso doppiopetto, si direbbe.
Dovreste vedere il suo armadio: centinaia di completi di Caraceni. E le cravatte... a decine.

Dorme in gessato?
Avrà centocinquanta tute di cachemire blu solo qui a Roma. E altrettante ad Arcore e in Sardegna.

Tutto casa e chiesa?
Prega molto, anche se non va spesso in chiesa. Però ha una cappella ad Arcore. Ma qualche piacere se lo concede.

Spari.
Gli piace il vino, l'Amarone come rosso e gli altoatesini bianchi, un po' aromatizzati. Adora il dolce Nonino. Ama la tagliata di manzo fatta bene, pasta pomodoro e basilico, risotti.
(...)

Il regalo più bello che le ha fatto?
L’ho detto, mi ha aiutato col “Palato di Alfredo”, il mio ristorante. E poi mi ha regalato la piscina.

Scusi?
Così, di slancio. Sono andato a svegliarlo e mi ha detto: la piscina la offro io, per le tue figlie. Il giorno dopo Marinella (Brambilla, la storica segretaria, ndr) mi ha consegnato ventimila euro.
(...)

Santo Silvio. Ma la Minetti che si traveste da suora, i balletti sexy, le danze lesbo e la statuetta di Priapo?
Follie. Hanno trasformato goliardia in mostruosità. La statuetta l’ha portata Lorenzo, un mio collega, di ritorno dall’Africa. Era un gioco.

Ma un difetto, anche piccolo, ce l’ha o no?
È troppo buono, e pensa che tutti siano come lui. Sarà che sta bene con tutti, dal genio allo stupido. È un tipo da spiaggia e da riviera.

Può fare di meglio.
Ci sto pensando. Prima di andarmene ve ne dico uno, giuro.
(...)

Alfredo, quindi dopo cena che si faceva?
Il presidente proiettava i filmini elettorali. Sono proprio belli. E tanti: con le varie manifestazioni, come quella di San Giovanni. E poi le convention, il discorso al Congresso americano, un grande momento di storia. L'ha fatto in inglese, fantastico! In più, dopo, regala i dvd ai suoi ospiti.

Dunque le notti del Cavaliere sono quelle di un tranquillo settantasettenne? 
Tranquillo mai: è una macchina da guerra. Finché non ha letto tutti i quotidiani non c’è verso che vada a dormire.

Un robot.
Che però sgattaiola in cucina, nel cuore della notte, col suo pigiama bianco. E mangia uno yogurt.

Tiri fuori il difetto: avrà perso la pazienza almeno una volta.
Vabbè, una sì. Preparai una borsa dell'acqua calda perché aveva mal di pancia. Ma la feci troppo piena e troppo bollente. Lui pensava ci fosse solo aria, la apri e si bruciò: ustione di secondo grado. Mi urlava: “Ma non la prepari mai per i tuoi figli?

Il più bel compleanno trascorso con lui? 
Anni fa, in Sardegna: fuochi artificiali bellissimi, la signora Rosa, tutti i figli e il vulcano che eruttava.
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