lunedì 13 gennaio 2014

"I miei vestiti sono una bomba": arrestato a Miami


Ve la giro così, dal Mattino di Padova di oggi (grazie Giulio):

PADOVA. Una frase detta per scherzo, sussurata tra sè e sè all'aeroporto internazionale di Miami, dopo aver ritirato la carta di imbarco del volo Air France di ritorno in Italia. Una battuta che gli è costata l'arresto, oltre che la chiusura e la messa in sicurezza di un'intera ala dello scalo americano. Protagonista della vicenda dello scorso 22 ottobre è un padovano trentenne, pierre per diverse aziende tra cui una del Veneziano. Il giovane, alla richiesta fatta dagli addetti al check-in, se trasportasse con sè materiale pericoloso, ha prontamente risposto di no. Il che era assolutamente vero visto che in valigia non trasportava nulla di proibito, neppure un tagliaunghie.

Aveva soltanto gli abiti sporchi, indossati durante la beve vacanza negli Stati Uniti. E, proprio pensando a quelli, il giovane si è lasciato andare a una considerazione scherzosa. O, perlomeno, che tale doveva essere: «I miei vestiti puzzano talmente tanto che potrebbero esplodere come una bomba», ha detto a bassa voce. Apriti cielo. Gli addetti alla sicurezza, alla parola bomba, del tutto simile nella pronuncia all'inglese «bomb», sono scattati così come prevede il protocollo di sicurezza in caso della sospetta presenza di ordigni. Gli agenti hanno bloccato e, subito dopo, arrestato lanciando al contempo l'allarme per l’immediata messa in sicurezza dell'aeroporto di Miami, con la chiusura di un'ala dello stesso e l'evacuazione dei passeggeri e del personale. Insomma è scattata la procedura prevista in casi di emergenza che, com'è facilmente immaginabile, è diventata particolarmente rigoroso dopo l'11 settembre.

Il giovane padovano è stato subito controllato, insieme ai suoi bagagli. Ogni singolo indumento, ogni centimentro della sua valigia, ogni flacone del suo beauty, è stato passato al setaccio. Prevedibile l'esito: nulla è stato trovato perché nulla c'era da trovare. Chiarito - dopo un’infinità di controlli e altrettante spiegazioni - che si trattava di un equivoco dovuto alla lingua, il caso poteva a questo punto essere chiuso. E invece no: il padovano, in stato di arresto, è stato portato nel carcere di Miami dove ha trascorso due giorni e due notti. Ore di incubo per il giovane pierre, il cui stato d’animo ha oscillato tra l’incredulità per l’accaduto e la paura per le conseguenze di quella che era stata solo una frase scherzosa pronunciata tutt'al più con un eccesso di leggerezza, e senza tenere conto della paura con cui gli americani fanno i conti dopo la strage delle Torri Gemelle.

Trascorsi quei due giorni da incubo, il padovano è comparso davanti al giudice e ha finalmente potuto spiegare l'accaduto. Il magistrato americano ha accolto la spiegazione e ha concesso la sua liberazione dietro pagamento di una cauzione di 7.500 dollari (5.500 euro). Il pierre padovano ha dovuto attendere ancora qualche giorno prima di ottenere il via libera per lasciare il Paese e fare rientro in Italia. «Il caso è stato archiviato, la cauzione è stata restituita e ora è scattata la procedura per l’oblazione», spiega il giovane, «È stato necessario un mese per sistemare l'intera vicenda. Mi è successa una cosa incredibile considerato il fatto che la mia era solo una battuta. So però che non è la prima volta che succede. È accaduto ad altri prima e dopo di me, anche loro italiani».