martedì 14 gennaio 2014

"Io lo scrocchio a Piscicelli"...

Il Fatto Quotidiano ha intervistato Ermanno Lisi, l'ex assessore Pd alle Opere Pubbliche (entrato in giunta in quota Udeur) che avrebbe definito il terremoto in Abruzzo "un colpo di culo".
L’architetto Ermanno Lisi, assessore Pd alle opere pubbliche nell’anno di ricostruzione 2010, ama e pratica la lingua madre: “Io stengo all’amministrazione, mica cazzo stengo fuori, mica sò stupido eh!” rifletteva col collega Pio Cicconi sui milioni in ballo a L’Aquila. Specificando: “S’emo avuto il culo che, in questo frangente, con tutte ‘ste opere che ci stanno... tu ci sta’ pure in mezzo... allora farsele scappà mò è da fessi!”.

Architetto, si vergogna?
Avete capito male, io non ho fatto niente, non ho rubato un soldo. Vi ho mandato una lettera, dovete pubblicarla.

Vero. Scrive che si sente umiliato e offeso perché abbiamo pubblicato le sue parole.
Sì, ma fuori contesto.

Ci spieghi il contesto.
Parlavamo tra noi. Con Pio si parlava degli affari dello studio nostro, non c’entra il Comune.

Lei era assessore in carica.
Siiiiii, però mica mi occupavo della ricostruzione. Solo dei privati.

Le “160 case” che voleva “pigliare”?
Ho fatto solo lavoretti, villette di parenti, amici. Roba che non c’entrava niente col terremoto.

Non c’entrava?
No, no, io non ho preso un euro, mai, da nessuno.

Anche a Coppito, da dove viene lei? 
Erano casette provvisorie. I magistrati hanno guardato tutto e m’hanno archiviato tutto.

Nelle intercettazioni spiega che coi giudici non avrà problemi perché governava “con la sinistra”.
Nel senso che lavoravo bene, con impegno, con la sinistra che è seria. Avete capito male voi. Mi dovete riabilitare l’immagine.

Cioè lei non è come De Vito Piscicelli, il costruttore che si fregava le mani la notte del terremoto.
Io? Io ce sto lontano mille chilometri a uno così. Io non c’ho niente da spartì. Anzi: io lo scrocchio a Piscicelli.

Sarebbe?
Lo meno! Guardi che io sono stato in prima linea, da subito. Sono andato dove stavano le mamme, i bambini, e ho portato il latte, l’acqua. Mi incontravano per strada e mi baciavano. Scusi, mi serve un attimo (l’architetto piange).

Insomma, lei non c’entra niente coi milioni che le giravano intorno?
Sono pulito. Puntellamenti non ne ho fatti. Demolizioni neanche.

Non si sente addosso nessuna responsabilità?
No. Sono una vittima.

Cosa le ha insegnato la politica?
A lavorare onestamente.