venerdì 26 novembre 2010

Parla il Professore della Gelmini: era una studentessa, come dire, "sciatta".

Lo aveva definito "Studente Ripetente". Lui, Pierluigi Bersani, ha risposto sfoderando un libretto da tutti 30 e lode. Per non parlare della laurea. Massimo dei voti. E Mariastella Gelmini? E il Ministro dell'Istruzione? Nicchia, temporeggia, ci sono cose "più importanti" a cui pensare. Tipo la riforma dell'università. Ma non le riesce nemmeno quella. Pensa solo al libretto di Bersani. "Ma non potevo starmene zitta?!", si rimprovera continuamente. Non pensa ad altro, la Gelmini. Ieri ha persino votato contro sé stessa. Il Ministro dell'Università che vota contro la riforma dell'università, la sua riforma. Immagini che raccontano di crisi politico-esistenziali profonde. I giornali berlusconiani - per provare ad arginare l'imbarazzo - hanno dovuto cammuffare, oscurare, nascondere la notizia. Ma i voti? Niente. Lancia il sasso e nasconde la mano. La Gelmini. Ci pensa Antonio D'Andrea, docente di diritto costituzionale all'università di Brescia e suo relatore della tesi di laurea, a colmare questo vuoto. Racconta al Corriere della Sera:
"Si è laureata almeno 3 anni fuoricorso con un 100 su 110 ... aveva scelto una tesi dal titolo accattivante, "Referendum d'iniziativa regionale", ma lei lo ha trattato in maniera davvero sciatta. Per quella tesi non ho voluto dare neanche un punto in più alla media dei voti. Non soltanto per come era stata scritta, a tirar via, ma soprattutto per come la Gelmini venne ad esporla in sede di discussione".
Il resto è storia. La fuga a Reggio Calabria - dalla nordica Brescia - per conseguire nella maniera più semplice possibile l'abilitazione forense, e diventare avvocato. Una furbata che non si addice particolarmente ad un Ministro dell'Istruzione, ehm, no, non si addice affatto. Sia chiaro, tutto questo potrebbe anche non significare nulla, voti, tesi, lodi, fughe. Nulla. Ma credo che nel caso della Gelmini, del Ministro dell'Istruzione Gelmini, in fondo significa tutto.